Un genitore, obbligato a rimborsare il 50% delle spese straordinarie per i figli, si rifiuta di adempiere a tale rimborso, sostenendo che tutte le spese devono essere documentate con ricevute o fatture in cui compare esplicitamente il nome del figlio. Ad esempio, rifiuta di rimborsare uno scontrino relativo all’acquisto di materiale scolastico o libri di testo, sostenendo che questi documenti non riportano il nome del figlio e, quindi, non possono essere considerati validi.
Questo comportamento è lecito? La questione delle spese straordinarie per i figli è un tema cruciale nei provvedimenti relativi al mantenimento. Negli ultimi anni, i tribunali hanno lavorato per chiarire quali spese rientrano in questa categoria e quali richiedono un accordo preventivo tra i genitori. Questo aspetto è particolarmente rilevante nella quantificazione dei contributi per il mantenimento, soprattutto per il genitore che non ha il collocamento prevalente.
Ad esempio, consideriamo il caso di un genitore che rifiuta di rimborsare la metà delle spese mediche straordinarie sostenute per il figlio, perché la fattura del medico non riporta il nome del bambino, ma solo la descrizione del trattamento. In questo caso, il genitore che ha sostenuto la spesa potrebbe dover dimostrare che il trattamento era effettivamente destinato al figlio, ad esempio attraverso una prescrizione medica o una dichiarazione del medico.
In un altro esempio, un genitore si rifiuta di contribuire alle spese per un campo estivo, sostenendo che non è stato consultato preventivamente. Tuttavia, se nel protocollo d’intesa del tribunale di riferimento viene indicato che tali spese rientrano tra quelle straordinarie e non richiedono un accordo preventivo, il genitore può essere comunque obbligato a contribuire.
Molti tribunali hanno adottato protocolli d’intesa o linee guida per rendere omogenea la gestione delle spese straordinarie. Questi documenti, sottoscritti tra rappresentanze di giudici e avvocati, stabiliscono regole chiare per la documentazione e il rimborso delle spese, e diventano vincolanti quando richiamati nei provvedimenti legali, sia consensuali che contenziosi.
In generale, il genitore che sostiene la spesa ha l’obbligo di documentarla e richiedere il rimborso secondo le modalità previste. L’altro genitore ha il diritto di contestare la richiesta, ma deve farlo con motivazioni adeguate. In mancanza di indicazioni specifiche, anche uno scontrino fiscale può essere considerato sufficiente per giustificare il rimborso, come nel caso dell’acquisto di libri di testo.
Ad esempio, in un caso concreto, un tribunale ha stabilito che le spese per l’acquisto di un computer per la didattica a distanza, sebbene non concordate preventivamente, dovevano essere rimborsate dal genitore non convivente, in quanto ritenute necessarie e straordinarie a causa della pandemia e della conseguente chiusura delle scuole.
Questo dimostra come la documentazione e la comunicazione tra i genitori siano fondamentali per evitare controversie e garantire che le spese straordinarie siano gestite in modo equo e trasparente.